Ambientalisti contro la Brexit: rischio inquinamento in Gran Bretagna

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Da qualche mese a questa parte si sente parlare tantissimo della Brexit, l’uscita dall’Unione Europea da parte del Regno Unito, soprattutto trattando l’argomento da un punto di vista prettamente politico o economico.

Stanno passando invece decisamente in secondo piano tutti quelle ripercussioni che la decisione presa tramite referendum nel 2016 e ufficializzata nei giorni scorsi dalla forma del Primo Ministro britannico Theresa May sta avendo sul piano dell’ecologia.

L’allarme lanciato negli ultimi giorni è infatti chiaro: la Brexit avrà i suoi effetti negativi anche sull’ambiente, tanto da gettare letteralmente nello sconforto gli esperti che nelle ultime settimane stanno analizzando la situazione.

Gli ambientalisti britannici, soprattutto negli ultimi anni, hanno difatti più volte elogiato la pressione dell’Ue sul governo di Londra affinché venissero messe in atto norme ambientali più severe. Ora però tale pressione svanirà del tutto e già ci si chiede se un Regno Unito fuori dall’Unione sarà in grado di allentare i limiti anti-inquinamento e quanto vorrà impegnarsi in tale prospettiva.

Il Guardian, in un recente articolo sull’argomento, ha riportato il commento di James Thornton, direttore di Client Earth, una ONG di avvocati impegnati in cause legate all’ambiente: la Brexit, dice, “mi ha lasciato scioccato, deluso ed estremamente preoccupato per il futuro della tutela ambientale nel Regno Unito”. Craig Bennet, presidente della ONG Friends of the Hearth è dello stesso parere e reputa il voto per il Leave come un “allarme rosso” per l’ambiente.

Il quotidiano ricorda inoltre che i limiti Ue alle emissioni nell’atmosfera hanno permesso alla ONG di fare causa al governo di Londra per gli sforamenti in molte città. Cause legali avviate dall’Unione hanno costretto la Gran Bretagna a ripulire le sue spiagge inquinate dai liquami. E non è finita qui: Bruxelles ha anche spinto la Gran Bretagna verso il riciclaggio dei rifiuti.

Gli ambientalisti temono inoltre l’influenza di alcuni politici conservatori a favore della Brexi, come Boris Johnson o Nigel Farage. Quest’ultimo vuole alzare i limiti di inquinamento alle centrali elettriche. Il governo conservatore di Londra ha poi sempre contrastato il progetto della Ue di porre limiti più severi alle emissioni in atmosfera. Lo stesso ha fatto con il bando sui pesticidi che uccidono le api, poi imposto da Bruxelles.

Un sondaggio della Iema, l’associazione mondiale dei professionisti dell’ambiente, condotto fra 4.000 esperti del settore britannici, ha rivelato che l’82% di questi ritiene che “operare all’interno dell’Ue fornisce un panorama politico più stabile e quindi potenzialmente più efficace”.

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