G7 della cultura: un arco di trionfo per ricordare Palmira

g7 cultura a firenze

La cultura, e più in particolare l’archeologia, subirono nell’ottobre del 2015 un durissimo attacco, quando i miliziani dell’Isis attaccarono le rivone dell’antica città di Palmira distruggendone il colossale arco di trionfo e altri tesori ancestrali.

In occasione del G7 della cultura che si terrà a Firenze il 30 e 31 marzo, quell’arco tornerà però a vivere, esposto dal 27 marzo al 27 aprile in Piazza della Signoria. Si tratterà ovviamente di una copia, ma servirà allo scopo di riaccedere i riflettori su una tragedia immane e su una barbarie che ancora oggi sta minacciando i siti archeologici del Medio Oriente.

La copia, che svetterà a grandezza naturale alla destra del Biancone, è la stessa che è già stata esposta lo scorso 19 aprile a Londra e 4 mesi dopo a New York al City Hall Park. Ma non fatevi ingannare, in realtà si tratta di un’opera completamente italiana, nata proprio in Toscana, grazie al lavoro di un’azienda di Carrara, la “Torart” di Giacomo Massari e Filippo Tincolini.

Sono questi i nomi dei due giovanissimi imprenditori attivi nel settore dell’arte che hanno resuscitato l’arco di trionfo della città siriana, costruito tra il secondo e il terzo secolo dopo Cristo e dedicato all’imperatore romano Settimio Severo. Il tutto utilizzando un sofisticato sistema di digitalizzazione del patrimonio archeologico, il cosiddetto “Million Image Database”.

Contemporanea a questa esposizione, ci sarà una mostra certamente di minor impatto visivo, visto che si svolgerà al chiudo dentro Palazzo Vecchio, ma sicuramente di pregio elevatissimo. Nella sala Leone X, dal 28 marzo e fino al 27 del mese dopo, tornerà la splendida Chimera di Arezzo, quella stessa che, dopo il suo rinvenimento nel 1553, Cosimo I volle esporre a Firenze insieme ad altri reperti, quasi a significare, secondo la ricostruzione della sua valenza simbolica operata dallo storico Vasari, il suo collocarsi nella storia della Toscana come una sorta di redivivo e illuminato principe etrusco.

Non sarà da sola la bella Chimera che oggi sta all’Archeologico di Firenze e che era già tornata a Palazzo Vecchio nel 1980, in occasione delle imponenti mostre medicee. Accanto alla spaventosa creatura un po’ leone, un po’ capra e un po’ serpente verranno esposti il disegno della stessa Chimera fatto da Baccio Bandinelli (il documento gentilmente concesso dalla Biblioteca Centrale di Firenze) e il busto in bronzo di Cosimo I prestato in questo caso dagli Uffizi.

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